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 Giornalino Scolastico ITIS - Quello che non volevano che io pubblicassi

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Era incriminatorio?
L'avresti pubblicato o avresti voluto leggerlo nel giornalino a scuola
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POZZO
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MessaggioTitolo: Giornalino Scolastico ITIS - Quello che non volevano che io pubblicassi   Mer 25 Giu 2008, 20:15

Questo è l'Articolo sulla Comunicazione che avrei voluto pubblicare ma che la preside ed altri professori facenti parte del consiglio d'istituto hanno reputato incriminatorio.

PS: qualcuno potrebbe gentilmente cambiare il colore della scritta in bianco che non riesco? (alcune parti sono rimaste in nero)


So già cosa stai pensando: “Ma è pazzo? Crede davvero che io legga tutta sta’ roba???”. Ebbene si, lo credo, o meglio: se tu caro lettore hai voglia di leggerlo, bene, altrimenti rimani nella tua ignoranza: nessuno obbliga nessuno.



In questo articolo metterò in luce opinioni di alunni e professori (restando sempre nell’anonimato) sul mondo della scuola, in particolare dell’I.T.I.S.: testimonianze che ho raccolto durante le ore buche o durante l’intervallo.

Perché mi sono impegnato in questo lavoro (invece che studiare ;-)? All’inizio erano solo mini-interviste mirate alla raccolta di pareri sul mondo scolastico, ma poi ho notato che tra studenti e insegnanti vi sono punti di vista estremamenti coincidenti e non. Quale è il problema? Apparentemente nessuno essendo che ogni persona ha il proprio parere, ma trovo che tra le due parti ci sia ancora meno dialogo di quello che si possa pensare.

Perciò, questo articolo ha lo scopo di aprire un po’ più le menti di entrambi, instaurando un nuovo canale di dialogo.

I ragazzi affermano che “alcuni” professori sono sempre disposti ad aiutare chi è in difficoltà, e ripongono fiducia negli alunni; i professori ti sanno capire, e sanno scherzare amichevolmente. D’altro canto ci sono “taluni” professori che non hanno la forza di farsi rispettare durante le ore di lezione, altri sanno demoralizzare e demotivare; sono menefreghisti e incompetenti, le valutazioni sono sballate perché vanno in base all’umore personale, e le verifiche sono tutte quante caricate nella stessa settimana.

Ma gli alunni come sono? “Alcuni” vedono ipocrisia, vanità, e introversione, ma in generale (sia studenti, sia professori affermano che) le classi sono unite e i ragazzi sono amichevoli con tutti. Ma dal punto di vista scolastico, gli studenti sono tragici, terribilmente devastanti (e devastati).
Gli studenti che non fanno il loro lavoro non sono una novità, ma quali potrebbero essere le cause attuali, del nostro tempo? Le ragioni sono varie e intricate, arrivando a concludere una spiegazione più ampia e profonda di quello che si possa pensare. Come prima causa possiamo affermare che il 100% degli studenti quando non ne ha voglia, è perché semplicemente “non ha voglia”.


Ma oltre ad essere una causa, è anche effetto di altra fonte: principalmente perché manca l’interesse e la curiosità di apprendere, parole chiavi nel sistema scolastico. Senza interesse qualsiasi azione viene compiuta in malo modo, determinando risultati scarsi o appena sufficientemente accettabili.

Ma allora perché gli studenti non sono più interessati? Le cause (di questa causa….è un circolo vizioso….) ricadono in tre ambienti: la scuola (e l’albo insegnate), la famiglia, e l’Italia; ora analizziamoli uno ad uno.

Nell’ambito scolastico gli alunni mancano d’interesse perché le lezioni non vengono spiegate in modo adeguato, cioè, gli argomenti non sono esposti in modo da catturare l’attenzione; ma questo è molto dovuto al feeling tra studente e professore: capita che un alunno non si trovi a suo agio col metodo di spiegazione adottato dall’insegnate. In secondo luogo, ma altrettanto importante, non vengono date motivazioni per studiare certuni argomenti: gli studenti chiedono che si dia una valida spiegazione rifurado a cosa possa servire nel mondo del lavoro un tale argomento. In questo modo uno studente sarebbe più motivato ad imparare nozioni sapendo che potrebbero servirgli, comprendendone le potenzialità. Quindi, dire “sa da fa’” non funziona. Tutto questo implica (e gli studenti chiedono) che la scuola diventi più pratica (parlando dell’ITIS): aumentare le ore di laboratorio, introdurre stage obbligatori durante l’anno scolastico. In particolare, le ore di laboratorio non vengono sfruttate al massimo perché gli alunni pensano di non venire messi a confronto con problemi che potrebbero metterli in difficoltà nel mondo del lavoro. Quindi, la teoria è importante e basilare, ma inutile senza la pratica. Inoltre tengo a scrivere che molti alunni si sentono preparati solo a livello di base, e non si sentono pronti per entrare nel mondo del lavoro, almeno che non facciano degli agiornamenti da autodidatti.
La società e la famiglia sono strettamente correlate tra loro in quanto l’una è parte dell’altra ed entrambe non spronano i giovani a mettersi in gioco: “Siamo tutti quanti schiavi del sistema, vittime della nostra educazione basata su di un capitalismo consumistico”. I giovani d’oggi non hanno mai conosciuto la necessità di studiare (il 99,99…..9999%) in quanto è cambiata la mentalità: una volta la scuola non era obbligatoria, nel senso che si studiava per migliorare la propria posizione sociale, per ottenere dei diritti… Ora, invece, tutto è più facile, soprattutto perché qualcuno ha costruito le basi agli attuali studenti per vivere comodi. “Tutto quello che viene dopo non è necessariamente progresso” disse Alessandro Manzoni, e aveva ragione: abbiamo messo le basi per una società migliore e poi abbiamo piacevolmente deciso di stare fermi e lasciare che il processo di involuzione sia più veloce e inattaccabile di quello di evoluzione. Questo viene dettato dalla presenza di stereotipi su cui si basano i giovani d’oggi: “i fancazzisti dello spettacolo”. Quando una ragazza vede una velina, o un ragazzo vede un giocatore di calcio guadagnare milioni di euro facendo poco e niente, che cosa pensa? “Perché devo sgobbare quando posso provare una via più facile?!”


Con questo non si vuole affermare che dovremmo buttare via calciatori, veline, e altri divertimenti; ma si vuole puntualizzare che “il divertimento è lecito e innegabile, ma è troppo”. Nei giovani ha trovato una forte posizione il senso quantitativo dei soldi, la moneta ha molta più importanza di un tempo. Questo perché la società è sempre più cara e impone maggiori spesi in qualsiasi aspetto vitale.

Così, i giovani, sono troppo distratti e non sanno razionare il tempo tra piaceri e necessità. È forse colpa loro? NI: cioè, NO perché sono valori inculcati dalla società, ma anche SI perché hanno deciso di spegnere il cervello senza volerlo accendere nei momenti opportuni. D’altro canto i genitori vogliono risolvere i problemi dei figli cercando di spianargli la strada, e i ragazzi non sono così più abituati alle difficoltà, come il sacrificio per la scuola. Il pensiero della società moderna è quello per le cose che si possono avere in fretta e con poca fatica...esattamente l'opposto dello studio, che presuppone risultati a lungo termine.

Perché ho scritto “sacrificio”? Non si vuole comunicare il messaggio per il quale la scuola debba essere vista come un altare su cui essere immolati, ma possiamo considerare lo studente come un lavoratore.

Infine, la pressione sui giovani è maggiore e si chiede loro più attenzione su diversi fronti: la scuola, il divertimento, lo sport, la famiglia… Ma sarebbe altrettanto utile che gli alunni siano più intrapprendenti e responsabili.
Ora però è doveroso puntualizzare e mettere in luce (abbagliante) le condizioni in cui si trovano i professori: il lavoro dell’insegnante è simile ma allo stesso tempo totalmente diverso dalle altre professioni: “un lavoro non lavoro”. Un’insegnante si adopera per ottenere uno stipendio con cui vivere, ma contemporaneamente deve comunicare il suo sapere, deve educare, deve essere amico dello studente. Non è un professione comune poiché non ha un’orario di lavoro fisso: arrivati a casa i professori continuano a pensare alla scuola, devono preparare e correggere i compiti in classe, preparare la lezione successiva, fare appunti e schede da distribuire agli alunni, cambiare il loro modo di spiegare per provare a migliorare il proprio metodo comunicativo.


Senza contare che un alunno ha a che fare con 14/15 professori, ma un insegnante ha a che fare con 600+ studenti. Quindi, il professore è un lavoro sottovalutato, sottopagato, ma soprattutto sottostimato.

Dopo aver analizzato i problemi degli studenti e degli insegnanti possiamo ora affermare che entrambi si trovano a dover afforntare la stessa difficoltà di sopravvivenza ad una vita sempre più pressante e opprimente: la scuola (nel particolare) risulta molto stressante per entrambi.

Ora analizziamo alcune proposte di cambiamento scolastico: la scuola italiana sarebbe da ristrutturare totalmente, e il non riuscire ad affrontare un problema è la prima difficoltà. Di seguito sono riportati parola per parola le soluzioni proposte da alunni e professori.

Se gli insegnanti utilizzassero il metro di giudizio degli alunni, questi ultimi sarebbero tutti quanti bocciati. Per

incentivare gli studenti a studiare si potrebbe tassare maggiormente la scuola, magari pagando X euro per frequentarla: se lo studente è pienamente sufficiente gli vengono resi, altrimenti no; nel qual caso lo studente andasse più che bene (media del 9 o 10) allora viene anche pagato.

La scuola potrebbe avvicinarsi al modello inglese, in cui è vissuta dalle 9.00 della mattina fino alle 15.00 circa del pomeriggio, ma sorge una domanda in merito: dove pranzano studenti e professori?

Volendo si potrebbero eliminare tutte le classi (prima, seconda, terza, quarta e quinta), conseguentemente eliminando anche tutte le scuole, e creando al loro posto dei campus dove i ragazzi possano gestire i propri corsi, i propri esami seguendo un percorso di studi che in itinere può anche cambiare (non mi piace informatica? Vado a meccanica o faccio latino) fino al raggiungimento di un punteggio che li vede diplomati.


Introdurre corsi di fotografia, arte e musica che valgono come Italiano, Inglese o Matematica, ma che possono essere fatti solo se l'alunno è in pari con un certo piano di studi.

Come già detto sopra, aumentare l’alternanza scuola/lavoro per meglio comprendere il mondo che attende lo studente.

Introdurre una meritocrazia, dove gli insegnanti accedono alle scuole per merito e vi restano per merito, e che, ovviamente, prevede il licenziamento di quelli con scarsi risultati

Nel particolare dell’ITIS, migliorare i laboratori attuali e aggiungere altri laboratori come quello di scienze (per il biennio), o addirittura spostarne la sede in una che assomigli di più ad una scuola e non ad un’ospedale.

Infine, per rimediare alla scarsa qualità degli studenti potremmo eliminarli tutti….ma cos’è una scuola senza

studenti?

Allora potremmo eliminare tutti gli insegnanti…ma chi insegnerebbe agli studenti? Diciamo, allora, che è meglio non cambiare nessuno, ma ognuno deve cercare di migliorare la condizione in cui si trova. Bisognerebbe cercare di accontentarsi con piccoli cambiamenti: piccoli passi per rendere più vivibile l’ambiente scolastico, senza effettuare cambiamenti drastici.

Magari (almeno…) in un campo informatico dove la tecnologia è in continua evoluzione l’età dei professori dovrebbe essere proporzionale alle conoscenze.



Ma cosa è servito scrivere così tante parole? Bisogna capire che il sistema di adesso non funziona, gli studenti devono impegnarsi a cabiarlo perché loro saranno il sistema di domani. È come la politica: (quasi) tutti si lamentano, ma nessuno si mette in gioco per cambiare qualcosa.
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MessaggioTitolo: Re: Giornalino Scolastico ITIS - Quello che non volevano che io pubblicassi   Mer 25 Giu 2008, 20:31

Bravo pozzo, sono d'accordo con te... è molto interessante, nn mi meraviglio però ke nn lo abbiano voluto pubblicare...ti hanno dato una motivazione? Diversa dalla teoria incriminatoria?

_________________
Fanto ha scritto:
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MessaggioTitolo: Re: Giornalino Scolastico ITIS - Quello che non volevano che io pubblicassi   Gio 26 Giu 2008, 00:59

sono delle merde, e la scuola italiana pure...

Complimenti Pozzo per l'ottimo lavoro, ma come ben si sa la verità fa male e "molte volte" viene velata...

_________________
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MessaggioTitolo: Re: Giornalino Scolastico ITIS - Quello che non volevano che io pubblicassi   Gio 26 Giu 2008, 17:25

Citazione :
Bravo pozzo, sono d'accordo con te... è molto interessante, nn mi meraviglio però ke nn lo abbiano voluto pubblicare...

grazie

Citazione :
ti hanno dato una motivazione? Diversa dalla teoria incriminatoria?

certo:
- l'articolo è incriminatorio verso i professori
- il giornale è scritto solo da me e quindi non è un vero giornale in quanto un giornale comprenderebbe più giornalisti (grazie al cazzo: non mi ha aiutato nessuno!!)
- l'articolo da una brutta immagine dell'itis, e la scuola potrebbe perdere molto del suo prestigio
- non ho messo l'opinione della preside (che era totalmente inutile)
- non ho scritto CHI ha detto cosa su CHI (volevano nomi e cognomi...sé.. certo...)

Citazione :
sono delle merde, e la scuola italiana pure...

bravo, convengo di brutto

Citazione :
Complimenti Pozzo per l'ottimo lavoro,

ti ringrazio

Citazione :
ma come ben si sa la verità fa male e "molte volte" viene velata...

esatto....hanno paura di quello che si può sapere cercando di nascondere le responsabilità che non si sono presi
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MessaggioTitolo: Re: Giornalino Scolastico ITIS - Quello che non volevano che io pubblicassi   Gio 26 Giu 2008, 19:01

ahah l'immagine dell'itis...

Una scuola che vive sulle spalle del passato ormai da parecchio tempo

_________________
In questo mondo di guerra e violenza anche i fiori piangono, e noi continuiamo a credere che sia rugiada...

Non c'è niente di peggio che sentirsi soli pur avendo un sacco di persone attorno...

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MessaggioTitolo: Re: Giornalino Scolastico ITIS - Quello che non volevano che io pubblicassi   Ven 12 Giu 2009, 14:58

Ottimo articolo ed è la pura verità nella maggior parte delle scuole. Io forse so perchè non hanno voluto publicarlo:
Secondo me perchè secondo loro se qualcuno leggeva quell'aricolo e la situazione non cambiava sarebbero licenziate delle/gli insegnanti e poca gente iscriverebbe i figli in quella scuola.

Ma hai ragione tu perchè bisogna dire la verità così potrebbero cambiare le cose. Così gli alunni si incrementerebberò di più sullostudio e gli verrebbe tutto facile

Io non sono un secchione (e non voglio esserlo) ma arei meno paura della terza media se certe prof avrebbero avuto più pazienza calma e avrebbero isegnat meglio.

N.B. Ho una prof isterica che non voglio rtrovarmi in terza.


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